gufo di creta

Modellare la creta

Da alcuni giorni i miei figli hanno scoperto quanto sia bello modellare la creta. Il più piccolo, che è pura volontà, lavora e crea con una grande concentrazione e ne trae beneficio e gioia. Poi ci mostra orgoglioso le sue opere e le ripone a seccare sulla mensola del camino. La più grande si sperimenta con figure umane semplici ma molto espressive, vi si legge chiaramente il suo stato d’animo. Che sia gioioso o triste, preoccupato o impaurito.
Modellare la creta ha un effetto rigenerante sulle forze vitali umane. Tutte e due le mani lavorano insieme armoniosamente, sperimentano la massa umida e fredda, richiamando le forze costruttive e formative. Pian, piano possiamo dare forma ad un’opera a tre dimensioni come il mondo che ci circonda.
La creta viene dalla terra, dal fiume: può essere toccata, impastata, sollevata, formata. Con la creta si creano forme, si dissolvono, si trasformano. Tutta la volontà trae giovamento dal modellare la creta venendo richiamata e stimolata all’azione. Per questo viene utilizzata anche nell’arte terapia, ma alcuni ne sconsigliano l’utilizzo con i bambini troppo piccoli, con le donne in dolce attesa e con le persone con determinate patologie.

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Televisione e fiaba

Ormai si parla molto di quanto la televisione e i videogiochi compromettano lo sviluppo del bambino e lo sviluppo della sua fantasia. Come educatrice e come mamma mi sono trovata spesso a dover fare i conti con i danni provocati da questi mezzi. Solitamente riscontro una grande suscettibilità ed eccitazione, spesso i bambini non riescono a giocare. I pensieri e le azioni non sono particolarmente originali e creative, povere di fantasia. Inoltre i discorsi si fanno confusi, veloci e pieni di rumori. Un bambino che reagisce così è un bambino esposto a un eccesso di stimoli. Inoltre sviluppa una certa aggressività, in fondo attraverso i fumetti, i cartoni animati e la pubblicità riceve vere e proprie aggressioni alla sua interiorità oltre che ricevere  modelli sociali non condivisibili. Non vorrei fare moralsimi o citare luoghi comuni ma credo ci troviamo davanti ad un fenomeno altamente distruttivo. Nella mente e nell’anima del bambino si trovano a turbinare concetti non “digeriti”, nel suo ricordo le immagini vivono sconnesse l’una dall’altra. Non sa cosa farne e non riesce ad elaborarle. L’unica possibilità che ha di renderle comprensibili e di sottrarsi ai “fantasmi” è esprimerle con le parole. In questo modo prendono forma, in questo modo chiede aiuto. Ha bisogno, vuole fortemente, che l’adulto lo ascolti e lo aiuti.

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