Bullismo
PROPOSTA D’INTERVENTO
a cura di ALESSANDRO LANGELLA
collaboratore pedagogico CASERTANO DANILO
Il bullismo, come qualunque problema sociale, nasce da un naturale bisogno individuale represso e frainteso: un bisogno di esprimersi, di auto affermarsi, un bisogno legittimo di essere creativi.
Come un piccolo seme ha il bisogno naturale di diventare un albero e generare frutti, così il bambino ha il viscerale bisogno di crescere e di creare attraverso le proprie azioni un qualcosa da offrire al mondo.
La creatività di un individuo, non solo del bambino, quando viene repressa o malintesa si esprime nel suo opposto, cioè diventa distruttività,
Questa distruttività si esprime attraverso comportamenti, appunto, distruttivi “implosivi” o autodistruttivi (ne sono un esempio gli stessi bambini o adolescenti che sono, invece, vittime di atti di bullismo, arrivando anche a compiere l’atto estremo del suicidio) o distruttivi “esplosivi”, cioè comportamenti distruttivi verso il prossimo (il c.d. bullo).
Dove vi è una modalità distruttiva o autodistruttiva di esprimersi, vi è una bassa stima di se stessi: sia il bullo che la sua vittima (cioè colui che subisce un atto di bullismo) hanno questo in comune; ed è proprio questo senso di “comunanza” o corrispondenza inconscia che li attira uno all’altro, come l’ape al fiore.
Questa bassa autostima, o incapacità (se non impossibilità) a essere creativo in modo costruttivo, nel bullo, si esprime attraverso un falso senso di superiorità, mentre nella sua vittima si esprime attraverso una mortificazione del proprio io.
Quando entrambi incontrano o entrano in relazione con un adulto, con altrettanti problemi di autostima, quest’ultimo, non potendo rispondere ai cattivi atteggiamenti dei bambini in modo adeguato, per mancanza di risorse interne, risponderà in modo dogmatico o imporrà al primo delle regole, mentre nei confronti del secondo (la vittima) asseconderà, rinforzandolo, il suo vittimismo.
L’adulto dovrebbe ricordarsi che usare le leggi o delle regole morali, sociali, religiose, etc., per evitare la relazione e il contatto emotivo con l’altro, è un “abuso” delle leggi, ed è quindi un atto disonesto nei confronti del bambino che si sentirà così ancora più giustificato nel perseguire il suo atteggiamento disonesto di bullo, o nel caso della vittima quel suo atteggiamento di vittima. L’adulto deve riconoscere e accettare con onestà che vive in mondo dove le regole (che siano esse morali, sociali, religiose etc.) non sempre gli permettono di avere un confronto emozionale o emotivo onesto con l’altro, anzi molto spesso le regole vengono utilizzate per fuggire dalle relazioni che gli provocano disagio, e lo mettono in contatto con quella bassa stima che ha per sé stesso, e con quel senso di vergogna che ha di sé stesso.
Pensare che il bullismo sia un qualcosa che non ci appartiene, è come dire che un individuo diventato oramai adulto non ha più problemi d’autostima, ma è veramente così?
Una buona educazione è generata da una buona relazione e dalla capacità dell’adulto di saper leggere onestamente le proprie emozioni., come affermava Carl Rogers: “attraverso una relazione ci si ammala, attraverso una relazione si guarisce.”
Come la giusta quantità di acqua e la buona qualità del terreno dà la possibilità a un seme di esprimere il suo potenziale interno e di divenire un buon albero che genera buoni frutti, così il giusto atteggiamento di un adulto nei confronti di un bambino dà la possibilità a quest’ultimo di esprimere il suo potenziale interno, la propria creatività e di divenire, in futuro, un buon adulto che compie delle buoni azioni. Se l’adulto non riesce ad educare un bambino o un adolescente molto probabilmente è perché ha stabilito un cattivo rapporto con lui e c’è la tendenza da parte dell’adulto a nascondere le proprie emozioni. Prima ancora di preoccuparsi dell’educazione intellettuale del bambino l’adulto dovrebbe occuparsi della propria educazione emozionale. Educare, vuol dire portare fuori. Pertanto, l’adulto dovrebbe portare fuori tutte quelle emozioni che nasconde a sé stesso o che non vuole riconoscere, o che non si vuole raccontare, perché ne ha troppa vergogna, ma che il bambino o l’adolescente puntualmente sa riconoscere e riproduce in una modalità più elementare e banale costringendo l’adulto a riconoscerli in sé stesso; ma l’adulto subdolamente e vigliaccamente elude il confronto imponendo delle regole, delle leggi, mettendo così a tacere almeno per il momento non solo il bambino o l’adolescente, ma anche quel suo senso di vergogna, e di inadeguatezza che percepisce dentro di sé, pagando però un prezzo molto alto: quello di perpetuare e rafforzare la propria disonestà, da un lato, mentre dall’altro accresce e rafforza il comportamento distruttivo o autodistruttivo nel bambino o nell’adolescente.
Il bullismo sfacciato dei bambini o degli adolescenti è l’effetto di un bullismo subdolo e sottile dell’adulto che a volte nasconde dietro regole da lui stesso imposte, dando vita così a un bullismo legittimato, ma non legittimo.
La strategia da noi adottata è di lavorare in due direzioni:
- sul bambino o adolescente creando un “innesto comportamentale” da parte di un adulto che sia d’esempio, che abbia ricevuto una buona educazione emozionale o che abbia compiuto un percorso auto-educativo: che sappia, cioè, leggere onestamente le proprie emozioni, e sappia esprimerle nel modo giusto senza reprimerle per vergogna o nasconderle dietro atteggiamenti di imposizione. Come un albero cresciuto in un ambiente non adeguato genera cattivi frutti, e ha bisogno di un innesto di un buon albero per generare frutti migliori, così un bambino cresciuto in un ambiente non sano e che agisce in modo non costruttivo ha bisogno di innesti comportamentali offerti da un adulto che compie buone azioni, e che sia d’esempio, affinché successivamente agisca in modo costruttivo o creativo.
- sull’adulto, quindi, aiutandolo a essere più responsabile nei confronti del bambino (in questo caso l’insegnante e se è possibile i genitori) cioè a rispondere abilmente (responsabilità = abilità di responso) e onestamente alle azioni del bambino. Un autentico e onesto comportamento dell’adulto nei confronti di un adolescente o un bambino è più efficace di una qualsiasi meccanica e distaccata cura terapeutica o disciplina imposta.
Alessandro Langella
